Un craving, cioè la spinta improvvisa a ripetere un comportamento da cui stai cercando di staccarti, sale rapidamente, raggiunge un picco e poi scende da solo. Nella maggior parte dei casi il picco arriva entro pochi minuti e l'intensità torna gestibile entro quindici o venti minuti, anche se non fai nulla per soddisfarla. Questo dato cambia il modo di affrontarlo. Il problema non è più resistere a tempo indeterminato, cosa che nessuno riesce a fare. Il problema diventa attraversare un intervallo breve e definito. È la stessa logica su cui è costruita la modalità SOS di Mentalità Blindata.

Perché il craving sembra infinito mentre lo stai vivendo

Durante l'episodio la percezione del tempo si distorce. Il pensiero diventa insistente e ripetitivo, l'attenzione si restringe sull'oggetto del desiderio e tutto il resto perde importanza. In quel momento la mente produce una previsione molto convincente: questa sensazione non passerà finché non cedo.

Quella previsione è sbagliata, ma è credibile perché finora l'hai verificata sempre nello stesso modo. Ogni volta che hai ceduto, il craving è finito subito dopo. Il cervello ha registrato una relazione causale: cedo, quindi finisce. Non ha mai avuto occasione di registrare l'altra: aspetto, e finisce comunque.

Ogni volta che attraversi un craving senza cedere, aggiungi un dato all'esperienza opposta. Non è un esercizio di forza morale, è raccolta di prove.

Che cos'è l'urge surfing

L'urge surfing è una tecnica sviluppata dallo psicologo G. Alan Marlatt nell'ambito del modello di prevenzione della ricaduta, presentato per la prima volta in modo sistematico in Relapse Prevention (Marlatt e Gordon, 1985). L'idea è smettere di trattare il desiderio come un nemico da respingere e cominciare a osservarlo come un fenomeno che ha una forma: sale, arriva al culmine, si abbassa. Come un'onda.

La differenza pratica è enorme. Combattere l'impulso richiede sforzo continuo e alimenta il pensiero ossessivo, perché per contrastarlo devi tenerlo al centro dell'attenzione. Osservarlo richiede molto meno, e il tempo lavora per te.

Come si fa, passo per passo

  1. Riconosci e nomina. Dì a te stesso cosa sta succedendo, con parole precise: sto avendo un craving forte, è iniziato adesso. Nominare un'esperienza la separa da te.
  2. Individua dove lo senti nel corpo. Quasi sempre ha una sede fisica: tensione allo stomaco, calore al petto, irrequietezza nelle gambe, stretta alla gola. Cerca il punto.
  3. Descrivilo invece di giudicarlo. Che temperatura ha, quanto è grande, si muove, pulsa. Stai spostando l'attenzione dal contenuto del pensiero alla sensazione fisica, che è molto meno seducente.
  4. Respira lentamente. L'espirazione più lunga dell'inspirazione abbassa l'attivazione fisiologica. La respirazione quadrata, quattro secondi per lato, funziona bene perché ti dà anche qualcosa da contare.
  5. Guarda l'intensità cambiare. Assegnale un numero da uno a dieci ogni minuto. Vedrai il numero salire, fermarsi e poi scendere. È la parte che convince più di qualsiasi discorso.
  6. Aspetta la discesa. Non serve che arrivi a zero. Basta che arrivi al punto in cui puoi decidere invece di reagire.

Cosa fare nei primi novanta secondi

I primi minuti sono i più duri, e nessuna tecnica funziona bene se resti nel posto in cui il craving è iniziato.

Perché contano gli orari

I craving non si distribuiscono a caso nella giornata. Nella maggior parte delle persone si concentrano in fasce precise, di solito la sera tardi e la notte, e in situazioni ricorrenti: dopo una discussione, dopo l'alcol, quando si è soli e annoiati, quando si è molto stanchi.

Se sai che la tua fascia critica è fra le 23 e l'una, puoi smettere di improvvisare. Puoi decidere in anticipo cosa farai in quell'ora, e deciderlo di giorno, quando la testa funziona. Le ricerche di Peter Gollwitzer sulle intenzioni di attuazione (1999) mostrano che un piano nella forma "se succede X, allora faccio Y" viene eseguito molto più spesso di un proposito generico, proprio perché toglie la decisione dal momento peggiore.

Nell'app questa parte è automatica: la mappa di guerra incrocia i check-in e ti mostra le fasce in cui cedi più spesso. Ma puoi ottenere lo stesso con un foglio, annotando per due settimane ora e circostanza di ogni episodio.

E se cedo lo stesso

Succede, e non cancella il percorso. Il rischio vero non è l'episodio singolo, è quello che Marlatt ha chiamato effetto di violazione dell'astinenza: la reazione a catena per cui, avendo rotto la regola, concludi che tanto ormai è andata e trasformi una singola volta in una settimana.

La differenza fra chi si ferma e chi precipita non è la forza di volontà. È il tempo che passa fra la ricaduta e la ripresa. Annota cosa è successo prima, in che ora, in che stato d'animo, e riparti dal giorno dopo. Quello che hai appena raccolto è esattamente il tipo di informazione che ti mancava.